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Su Le Monde, la bellezza della Sardegna “terra di Atlantide”

Nuraghe_Sardegna

Zazzera bianca da battaglia (!), il verbo alto e solenne, Sergio Frau chiede la salvaguardia del ricco patrimonio megalitico della Sardegna, residuo della Civiltà nuragica (1600-1200 A.c. nella sua età dell’oro), proprio dell’isola.

Domenica 8 settembre in piedi sul palco del teatro comunale di Sorgono, denuncia gli ultimi oltraggi commessi, davanti all’assemblea che aveva appena inaugurato l’esposizione-documento al museo di cui è commissario.

Sergio Frau, giornalista.

Con foto a sostegno, vi vengono presentati i siti archeologici poco conosciuti e talvolta scempiati. Come questi 200 menhir in circolo, riportati alla luce nel 1988, sotto le sughere vicino a Sorgono, e riposizionati a creare allineamenti come quelli di Carnac (Morbihan). I pannelli esplicativi, sul posto, non fanno menzione dell’arbitraria sistemazione.

Figlio di un padre sardo, uno dei fondatori del quotidiano italiano La Repubblica, il giornalista Sergio Frauparla appassionatamente della situazione di Monte Prama, l’immensa necropoli di Cabras, del primo millennio a.C., lasciata in abbandono.

Era un pantheon di gigantesche statue, fatte a pezzi volontariamente, rimaste imballate in casse per trenta anni… restaurandole hanno creato dei Frankenstein, riassume.

Il Nuraghe “Su Nuraxi” di Barumini.

Coperto da un vigneto. Al Museo di Cabras, teste, corpi e braccia esposte non sempre sembrano ben assortiti. Nel 1974, 5.200 blocchi sparsi sono stati riesumati da 33 tombe. Sotto ciascuna delle lastre tombali allineate, un pozzo conteneva lo scheletro di un adolescente in posizione fetale.

Nessuna traccia di violenza o lesioni, il rituale rimane sconosciuto. Piantati su ogni lastra, i giganti di pietra, scolpiti a tutto tondo in un calcare bianco, misuravano quasi due metri.

Sono guerrieri dagli occhi esorbitanti, pugili che indossano un guanto e una spada, e che coprono la testa con uno scudo.

Questi colossi hanno gli stessi attributi dei bronzetti trovati sull’isola, nel corridoi funebri delle tombe dei giganti”, ma anche nei santuari dei complessi nuragici, come lo strabiliante pozzo sacro di Santa Cristina di Paulilatino (1200-1100 a.C.), opera d’arte scavata in una pianura ombreggiata di ulivi, circondata da cinquanta nuraghe, queste torri a forma di coni tronchi.

Grande nuraghe in Sardegna

Un cerchio di pietre a secco circonda l’accesso triangolare al pozzo; la scala trapezoidale di 25 scalini, in basalto rosa, sembra il riflesso della copertura a gradini che dà sull’ipogeo a tholos, spazio sotterraneo con una volta aggettante, e la fonte sacra dedicata al culto della purificazione.

Due siti principali, due realtà. A Monte Prama rimangono sette ettari da scavare, ma un vigneto è stato piantato nel 2015. E avrebbe potuto essere un deposito spettacolare per tutto il Mediterraneo, ma, col vigneto che nasconde la necropoli, questo non è più possibile, insiste Sergio Frau.

Preoccupazione condivisa nell’edizione del 9 settembre de La Nuova Sardegna, da Piero Marongiu, che scrive:  Gli scavi sono stati sospesi da più di due anni, e nessuno sa quando riprenderanno né se riprenderanno.

Questo nonostante l’impegno del Governo per creare una fondazione che dovrebbe proteggere i siti archeologici del territorio di Cabras, compreso quello Monte Prama.

Giganti_monte_Prama
I giganti di Monte Prama

Si tratta della scoperta archeologica più importante degli ultimi cinquant’anni anni per la Sardegna e per l’intero Mediterraneo occidentale per quanto riguarda il primo millennio, ha detto nel 2017, l’archeologo Carlo Tronchetti, che ha condotto gli scavi nel 1977 e nel 1979,  nel libro Monte Prama, l’heroon dei Giganti di Pietra (Fabula).

20.000 nuraghe. La Sardegna resta unica per la varietà, la densità, la perfezione dei complessi megalitici, afferma il preistorico Paolo Rondini, seguendo le orme di Sergio Frau, in una visita sul campo, alla caccia di qualcuno dei 20.000 nuraghe. Le rovine di queste roccaforti ciclopiche spesso a più torri, con il loro borgo stretto contro il bastione circolare, costellano l’isola.

Si può anche menzionare le Domus de janas, questi ipogei spesso collettivi, scavati nelle scogliere rocciose.

A Sant’Andrea Priu, le più antiche (4000-2800 a.C.) sono le più spettacolari, con le loro stanze multiple dal soffitto in trachite, una roccia vulcanica, scolpito in false travi, un modello di struttura architettonica che attraverserà i millenni.

Gigante_monte_Prama
Un gigante di Monte Prama

Purtroppo, la Sardegna rimane assente dagli studi universitari Raffaella Poggiani Keller, preistorica sovrintendente archeologico della Lombardia. E Paolo Rondini ha aggiunto: Il megalitismo, è l’unico evento dell’Unione europea, che deve ancora essere compreso, resta un lungo lavoro, con le nuove tecnologie, per comprendere la geomorfologia dei siti.

Questo specialista del lidar-raggio laser che rivela l’impronta in 3D delle vestigia sotto la vegetazione – sottolinea l’importanza dell’analisi dei suoli nel quadro di un’archeologia preventiva. Per l’archeologo, la Sardegna può offrire molto di più.

Florence Evin 

Fonte: da Le Monde, mercoledì 25 septembre 2019. Science & Médecine, Actualité, p. 3.

Articolo presente anche su Omphalos.

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