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Case fantasma e misteri del Lago Omodeo al setaccio di Esplora Sardegna

Quando il livello dell’acqua cala, dal lago Omodeo riaffiora la storia, rappresentata anche da una curiosa palazzina che “da testa a piedi”, dunque dalla punta del tetto alla sua pavimentazione, riemerge dalle nere acque.  E’ la casa del Capo-centrale della Diga intitolata a Eleonora d’Arborea. E, sempre in zona, esiste anche un altro edificio che un tempo era stato adibito a Caserma dei Carabinieri e nei periodi maggiormente piovosi, sparisce anch’esso in fondo al lago…

Da queste parti, le fredde acque del lago, nascondono i resti di una vallata fertile con una interessante concentrazione di insediamenti nuragici, innumerevoli tronchi fossili, attraversata da una strada romana accanto alla quale si affiancarono insediamenti medievali con tanto di luoghi di culto, circondati da una foresta lussureggiante.

La casa-fantasma del Lago Omodeo.

Prima che il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro inaugurasse la Diga Eleonora (era il 23 gennaio 1997), uno sbarramento artificiale ancor più vecchio, la diga di Santa Chiara, fu realizzato accanto al paese di Ula Tirso e inaugurato il 28 Aprile 1924 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, dando così vita al più grande lago artificiale d’Europa con una capacità massima di 403 milioni di metri cubi d’acqua.

L’obiettivo dei progettisti era quello di produrre energia elettrica e di sfruttare al tempo stesso le acque del fiume Tirso per irrigare la pianura del Campidano.

Il lago Omodeo

A quei tempi, i circa 200 abitanti della vecchia Zuri, agglomerato di case ormai sommerse dalle acque dell’Omodeo, dovettero lasciare le proprie dimore per trasferirsi più a monte.

L’acqua, con l’attivazione della nuova diga, sommerse più a valle a valle non soltanto il paese, oramai abbandonato, ma anche il cimitero di Zuri. Invece, la bella Chiesa romanica del 1291 intitolata a San Pietro Apostolo, venne smontata e, pietra dopo pietra, ricostruita nel nuovo agglomerato di case.

La Chiesa di San Pietro originaria, quella in bianco e nero, e la sua ricostruzione avvenuta nel nuovo paese.

Da allora, quando il livello dell’invaso cala, riaffiorano come se fossero i fantasmi del passato, le più curiose testimonianze delle attività umane che si svolsero in zona. Tra esse, i resti dell’insediamento pre-nuragico di Serra Linta e qualche nuraghe.

Tuttavia, quel che colpisce oggi più che mai, in fondo al lago, è la presenza di quella casa a due piani appartenuta al capocentrale della Diga.

Una bella immagine scattata da Davide Pittalis che ritrae la casa del Capo centrale che riappare ogni anno, dalle acque del lago.

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